Un domanda abbastanza insolita, leggermente scontata ma con nessuna risposta non completamente provata è la seguente: gli animali sono in gradi di pensare, come gli esseri umani?
Giocano, amano e pensano! A volte sappiamo cosa e altre volte no… Gli scienziati hanno dimostrato che, come gli uomini, anche le scimmie, i cani, i delfini e persino le api provano emozioni e a loro modo ragionano. Un articolo uscito su Time nel 2010 racconta la storia di Koko, un gorilla di 29 anni che con moltissimi segni è in grado di comunicare ed esprimere concetti elaborati sin dalla nascita, e di altri animali: la scienza ci dice che sono in grado di pensare e di provare emozioni, gioie e dolori.
Fin dall’antichità, i filosofi sostenevano che le maggiori capacità mentali – il pensiero e la parola – sono il grande divario che separa gli esseri umani dalle altre specie.
Renè Descartes, scienziato e filosofo del 1600, pensava agli animali come degli automi dominati dagli istinti naturali e senza un minimo di coscienza, senza pensieri e incapaci di provare emozioni.
Charles Darwin ha dato un colpo sconvolgente a questa dottrina un secolo fa, quando ha affermato che gli esseri umani hanno come antenati le scimmie. Il darwinismo ha sollevato una serie di allettanti domande per le generazioni future: se altri vertebrati sono simili agli esseri umani fisicamente - cuore cervello e ossa – potrebbero dunque condividere altre caratteristiche come l’intelligenza?
«Molte ricerche si concentrano sulla corteccia cerebrale, una zona del cervello dove si trovano i neuroni e dove nascono il pensiero, il linguaggio e la memoria più questa parte è estesa, più gli animali sono intelligenti. E tutti i mammiferi hanno una corteccia cerebrale molto grande» spiega Danilo Mainardi, etologo e professore di Ecologia comportamentale. Ma questa non è l’unica prova schiacciante. Gli esperti, infatti, insistono sull’uso degli strumenti, ovvero la capacità di utilizzare oggetti e materiali in modo intelligente. Per costruire un nido o per procacciarsi il cibo, per esempio, proprio come fanno gli uccelli. O come le lontre, che trasformano le rocce in "apriscatole” per scavare le conchiglie e raggiungere i molluschi. «Si è sempre pensato che si trattasse solo di istinto, una specie di intelligenza innata, pratica. Non è così» precisa l’etologo Giorgio Celli. «Altrimenti sarebbero gesti meccanici e sempre uguali, invece cambiano. Un ragno muta la forma e la grandezza della sua ragnatela per avere una casa sicura e per catturare più insetti possibile. E le cornacchie progettano piccole opere di ingegneria spostando e facendo scivolare le pietre di un ruscello per alzare il livello dell’acqua e berla».
Cogito ergo sum, in barba a Cartesio.
Infatti secondo egli tutti i corpi, compreso quello dell'uomo sono pure macchine; quindi anche gli animali sono macchine in quanto non sono esseri pensanti.
Giocano, amano e pensano! A volte sappiamo cosa e altre volte no… Gli scienziati hanno dimostrato che, come gli uomini, anche le scimmie, i cani, i delfini e persino le api provano emozioni e a loro modo ragionano. Un articolo uscito su Time nel 2010 racconta la storia di Koko, un gorilla di 29 anni che con moltissimi segni è in grado di comunicare ed esprimere concetti elaborati sin dalla nascita, e di altri animali: la scienza ci dice che sono in grado di pensare e di provare emozioni, gioie e dolori.
Fin dall’antichità, i filosofi sostenevano che le maggiori capacità mentali – il pensiero e la parola – sono il grande divario che separa gli esseri umani dalle altre specie.
Renè Descartes, scienziato e filosofo del 1600, pensava agli animali come degli automi dominati dagli istinti naturali e senza un minimo di coscienza, senza pensieri e incapaci di provare emozioni. Charles Darwin ha dato un colpo sconvolgente a questa dottrina un secolo fa, quando ha affermato che gli esseri umani hanno come antenati le scimmie. Il darwinismo ha sollevato una serie di allettanti domande per le generazioni future: se altri vertebrati sono simili agli esseri umani fisicamente - cuore cervello e ossa – potrebbero dunque condividere altre caratteristiche come l’intelligenza?
«Molte ricerche si concentrano sulla corteccia cerebrale, una zona del cervello dove si trovano i neuroni e dove nascono il pensiero, il linguaggio e la memoria più questa parte è estesa, più gli animali sono intelligenti. E tutti i mammiferi hanno una corteccia cerebrale molto grande» spiega Danilo Mainardi, etologo e professore di Ecologia comportamentale. Ma questa non è l’unica prova schiacciante. Gli esperti, infatti, insistono sull’uso degli strumenti, ovvero la capacità di utilizzare oggetti e materiali in modo intelligente. Per costruire un nido o per procacciarsi il cibo, per esempio, proprio come fanno gli uccelli. O come le lontre, che trasformano le rocce in "apriscatole” per scavare le conchiglie e raggiungere i molluschi. «Si è sempre pensato che si trattasse solo di istinto, una specie di intelligenza innata, pratica. Non è così» precisa l’etologo Giorgio Celli. «Altrimenti sarebbero gesti meccanici e sempre uguali, invece cambiano. Un ragno muta la forma e la grandezza della sua ragnatela per avere una casa sicura e per catturare più insetti possibile. E le cornacchie progettano piccole opere di ingegneria spostando e facendo scivolare le pietre di un ruscello per alzare il livello dell’acqua e berla».
Cogito ergo sum, in barba a Cartesio.
Infatti secondo egli tutti i corpi, compreso quello dell'uomo sono pure macchine; quindi anche gli animali sono macchine in quanto non sono esseri pensanti.
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